ASIA/INDIA – Dopo la vittoria degli “scarafaggi”, i laici cattolici indiani chiedono “un Libro Bianco per la riforma del sistema di istruzione”

Source: The Holy See in Italian

lunedì, 27 luglio 2026

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New Delhi (Agenzia Fides) – “La vittoria politica dei giovani del Cockroach Janta Party (Partito Popolare degli Scarafaggi) è stata significativa. E lo è stata anche la presenza della comunità cristiana al loro fianco. Organizzazioni e Chiese hanno diffuso dichiarazioni profetiche di condanna della violenza e della corruzione. Hanno espresso solidarietà pastorale con studenti e famiglie e con il leader Sonam Wangchuk, che aveva intrapreso lo sciopero della fame”, rileva in un colloquio con l’Agenzia Fides John Dayal, giornalista e analista cattolico indiano all’indomani delle dimissioni del ministro federale dell’Istruzione Dharmendra Pradhan. Dayal ha seguito la protesta e ha visitato il presidio che era stato organizzato a Delhi.Dopo due mesi di manifestazioni in strada a Delhi, il movimento giovanile degli “scarafaggi” in India ha annunciato la sospensione formale della protesta, quando il governo di Narendra Modi ha accettato tutte le richieste principali del movimento. Al posto del ministro Pradhan si è insediato Pralhad Joshi. Il movimento ha smantellato i presidi a Delhi e nel resto del Paese dopo l’accordo ufficiale con il governo. I punti chiave ottenuti dai giovani sono: la riforma totale del sistema educativo; un impegno formale a ristrutturare i concorsi pubblici; risarcimenti per le famiglie degli oltre dodici studenti che si sono tolti la vita a causa dello scandalo; l’impegno a non perseguire penalmente i ragazzi che hanno preso parte alle proteste. Inoltre è prevista la rimozione immediata di 47 funzionari della National Testing Agency, l’ente responsabile dei test d’ammissione, da cui si era originata la protesta.Nel maggio scorso era scoppiato lo scandalo dei “paper leak”, la fuga illegale di risposte ai test del concorso nazionale per l’accesso alla facoltà di Medicina. L’annullamento della prova ha vanificato gli sforzi di oltre 2 milioni di studenti che si preparavano da anni per l’esame, scatenando un’ondata di indignazione legata alla corruzione e alla disoccupazione giovanile.Dayal osserva a Fides: “Diverse importanti organizzazioni cattoliche, protestanti, evangeliche e ortodosse hanno pubblicamente sostenuto gli studenti durante le proteste del giugno-luglio 2026 contro i risultati insufficienti degli esami, la fuga di notizie sui test e l’intervento della polizia a Delhi. Alcuni cristiani sono stati fisicamente presenti nell’area di Jantar Mantar e hanno organizzato, da volontari, momenti di preghiera, distribuzione di cibo e acqua, assistenza medica”.”Vorrei ricordare poi – prosegue Dayal – che, a livello istituzionale, la Conferenza Episcopale dell’India (che riunisce i Vescovi di tre riti) ha condannato fermamente quella che ha definito un’azione sproporzionata della polizia contro studenti che protestavano pacificamente, notando che sono scesi in piazza con rivendicazioni legittime e parlando di ‘attacco straziante’ all’anima stessa della nostra democrazia”.Degna di nota – rileva il giornalista indiano – la presa di posizione della Conferenza dei Religiosi dell’India, che unisce le congregazioni religiose cattoliche che gestiscono numerose istituzioni educative, con studenti che partecipano a esami pubblici. La Conferenza ha detto con efficacia che ‘la loro angoscia è anche la nostra; siamo solidali con loro’, chiedendo la tutela del diritto costituzionale alla protesta pacifica e appoggiando l’urgenza di un sistema di esami credibile e privo di corruzione”.Questo panorama, nota Dayal, costituisce una opportunità per la nazione. In tale quadro l’organizzazione “All India Catholic Union” (AICU), la più grande associazione di laici cattolici in Asia, di cui Dayal è portavoce, chiede un “Libro Bianco sull’istruzione”. Elias Vaz, presidente nazionale dell’AICU, fondata nel 1919, ricorda che “le fughe di notizie relative agli esami NEET e ad altri concorsi e esami di ammissione sono diventate quasi una routine, lasciando centinaia di migliaia di studenti onesti con esami annullati, risultati ritardati e carriere ostaggio dell’incompetenza ufficiale e, a volte, della complicità”. “La politica nazionale sull’Istruzione del 2020 prometteva una trasformazione; ha invece portato al crollo delle scuole statali per incuria, mentre gli edifici scolastici abbandonati vengono silenziosamente ceduti a organizzazioni ideologiche. I giovani indiani sono scesi in piazza perché non tollerano un sistema che continua a cambiare le regole del gioco per il loro futuro”, ricorda Vaz, esortando il governo centrale a riconsiderare una seria riforma del sistema educativo.(PA) (Agenzia Fides 27/7/2026)
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